
La Commissione europea ha deciso di intervenire in soccorso dell’industria europea del riciclo delle plastiche, sottoposta a forti pressioni sia dal lato della domanda (sempre più scarsa), sia da quello dell’offerta, per la serrata concorrenza delle importazioni asiatiche a basso costo.
Si tratta di un’anticipazione, vista l’urgenza imposta dalla crisi, del Circular Economy Act annunciato lo scorso agosto dalla Commissione.
Bruxelles ha infatti deciso di adottare un approccio in due fasi. Si parte con un pacchetto di misure con effetti a breve termine per sostenere la circolarità, in particolare nel settore delle plastiche, incoraggiando al contempo investimenti e innovazione in senso più ampio.
In un secondo momento, nel corso del 2026, la Commissione proporrà un intervento legislativo sull’economia circolare (Circular Economy Act), introducendo ulteriori misure volte a migliorare il funzionamento del Mercato unico delle materie prime seconde.
EoW. Il primo passo è un atto di esecuzione sui criteri UE di cessazione della qualifica di rifiuto (“end-of-waste”) per le plastiche ai sensi della Direttiva quadro sui rifiuti. Per la Commissione si tratta di un intervento importante. Queste misure mirano, infatti, a facilitare l’uso delle plastiche riciclate nella manifattura, ridurre gli oneri amministrativi per i riciclatori, in particolare le PMI, e sostenere un approvvigionamento più stabile di riciclati di alta qualità in tutta l’Unione. Secondo le stime del settore, l’assenza di criteri end-of-waste per le plastiche comporta costi aggiuntivi stimati in circa 120 milioni di euro l’anno per il comparto europeo del riciclo delle plastiche, pari in media a circa 260.000 euro per riciclatore.
Prima dell’adozione finale, il progetto di atto è in consultazione pubblica da oggi fino al 26 gennaio 2026.
VIA LIBERA AL RICICLO CHIMICO PER IL PET. La Commissione sottopone, inoltre, al voto degli Stati membri un atto di esecuzione relativo al contenuto di riciclato nelle bottiglie in PET, nell’ambito della Direttiva SUP (Single-Use Plastics), consentendo l’utilizzo di plastiche riciclate chimicamente per il conseguimento degli obiettivi UE di riciclo, a determinate condizioni e in complementarità con il riciclo meccanico. Ciò avverrà con l’introduzione delle prime regole per l’attribuzione del feedstock riciclato mediante bilancio di massa” (mass balance). “Un quadro regolatorio più chiaro – sostiene la Commissione – dovrebbe migliorare la certezza giuridica, contribuendo a sbloccare investimenti nel riciclo chimico in tutta Europa”.
CODICI DOGANALI DISTINTI. Per consentire maggiori controlli sul materiale riciclato extra UE, saranno introdotti codici doganali distinti per plastiche vergini e riciclate, una misura fortemente richiesta dagli operatori italiani del settore.
Saranno anche avviate attività di monitoraggio dei mercati, sia tramite la nuova Import Surveillance Task Force, sia attraverso un sistema di monitoraggio dedicato introdotto nel marzo 2025 per alcune sostanze chimiche. Ciò consentirà di poter successivamente introdurre misure commerciali per garantire una concorrenza leale tra plastiche prodotte nell’UE e quelle importate. La Commissione farà il punto su tali misure nel corso del 2026.
[fonte Polimerica.it]
